Quando Papa Pio II arrivò a Grotte di Castro

Il racconto di un borgo nel Quattrocento attraverso lo sguardo di un pontefice.

Alla fine di giugno del 1462, durante il viaggio verso Siena, Papa Pio II fece sosta nel territorio di Grotte di Castro. Non fu una visita qualunque: il pontefice lasciò una descrizione diretta del luogo nei suoi Commentarii, offrendo uno sguardo raro e prezioso sul borgo nel pieno del Quattrocento. Un racconto fatto di paesaggio, architetture, vita quotidiana e accoglienza, che ancora oggi aiuta a comprendere l’identità storica del paese.

Un viaggio tra lago, campagne e castello

Il protagonista di questa pagina di storia è Papa Pio II, al secolo Enea Silvio Piccolomini, intellettuale umanista prima ancora che pontefice. Nel 1462, diretto a Siena, fece tappa a Capodimonte come ospite dei Farnese, visitò le isole del Lago di Bolsena e assistette a una regata in suo onore, vinta dall’equipaggio di Marta.

Attraversato il lago con tutta la corte, giunse quindi nel territorio di Grotte di Castro. L’evento è ricordato ancora oggi da una lapide sulla facciata della Basilica Santuario Maria SS. del Suffragio, ma il vero valore della visita è nel racconto che il papa ci ha lasciato.

Il paesaggio visto da Pio II

Nei Commentarii, Pio II descrive innanzitutto le campagne attraversate per raggiungere il borgo: verdi, irrigate da acque limpide. Arrivando dal lago, il paese gli apparve da sud come un’imponente massa di tufo, tanto da definirlo «un colle alto due stadi». Una stima certamente enfatica, ma rivelatrice dell’impatto visivo della rupe sul viaggiatore.

Il borgo gli apparve ben difeso: mura elevate, accesso controllato, fossati e valli profonde a protezione naturale. Una descrizione che restituisce l’immagine di un castello saldo, arroccato, ancora pienamente inserito nella logica difensiva medievale.

Case di tufo, grotte e vita quotidiana

Uno degli aspetti più interessanti del racconto di Pio II riguarda la popolazione. Il papa osserva che parte degli abitanti viveva ancora in grotte scavate nella roccia, mentre il paese era ormai costruito in gran parte con blocchi di tufo lavorato, «che indurisce al sole e si usa per le costruzioni».

Nel 1462 esistevano già le chiese di San Giovanni Battista e di San Pietro, oltre all’Ospedale dei poveri. Mancavano invece il palazzo comunale e gli edifici rinascimentali che sarebbero arrivati nei secoli successivi. Anche l’impianto urbano non era ancora completo: la Ruga della Fratta, oggi uno degli assi del centro storico, era allora in gran parte incompiuta.

L’accoglienza e il dono del pontefice

«Incredibile fu l’allegrezza di quel popolo», scrive Pio II, colpito dall’entusiasmo di una comunità che non aveva mai visto il Vicario di Cristo. Le strade furono addobbate per il suo passaggio, secondo un costume che, nelle processioni solenni, è arrivato fino ai giorni nostri.

Il papa e la corte dei cardinali pranzarono nella casa di un abitante del borgo, descritto come uomo semplice ma dotato di grande saggezza. Un episodio minore solo in apparenza, che restituisce un ritratto umano e sociale del paese: povero, forse, ma capace di accoglienza, dignità e misura.

Durante la visita, Pio II fece dono alla chiesa di San Giovanni Battista di un prezioso reliquiario della Santa Croce e, secondo la tradizione, di un calice liturgico finemente decorato.

La bolla e l’eredità spirituale

Grato per l’ospitalità ricevuta, il pontefice emanò la bolla Splendor paternae gloriae, concedendo un’indulgenza di sette anni e sette quarantene a chi, nel giorno della festa di San Giovanni Battista, avesse visitato la chiesa di Grotte di Castro lasciando un’offerta per la sua manutenzione.

È un atto che lega in modo permanente la storia del borgo alla figura di Pio II, trasformando una sosta di viaggio in un’eredità spirituale e documentaria di grande valore.

Il calice e il reliquiario: memoria custodita

Il calice donato dal papa, interamente dorato e decorato con piccoli medaglioni smaltati raffiguranti santi, è oggi nuovamente visibile dopo un evento drammatico: il furto avvenuto nella notte tra l’1 e il 2 luglio 1973, quando ignoti si introdussero nella chiesa e sottrassero importanti oggetti liturgici.

Dopo un lungo percorso di recupero, il calice e il Reliquiario della Santa Croce sono oggi custoditi nell’Antiquarium della Basilica di Maria SS. del Suffragio, testimonianze materiali di una storia che attraversa secoli di fede, perdita e rinascita.

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